Archive for September 2006

Windies Twa Thoosan® (Weegie Edition)   Leave a comment

Do you think that the very American Bill Gates is not taking care of Scots, their language and their habits? You are wrong. I have just discovered (thanks to Nico) a very special version of Windows 2000, which is sold only here in Glasgow. Have a look to its new, amazing appearance!
I know: now you want it installed on your pc: just email me and tell how many copies you want!
 
Matteo

Posted September 23, 2006 by mtcerio in Intrattenimento

Back in Glasgow   5 comments

Clear sky, no cloud at all, sunny, quite warm, 20°C: I’m back in Glasgow, and this beautiful weather is a nice surprise!
 
I found:
– The same weird Scottish accent, which makes me laugh every time I come into Glasgow and I am not used to it. I still do not understand it, and I am not improving.
– The same pair of shoes hanging from the electrical wire (see the picture). It was there before I left. I thought it was a very-glaswegian habit, until I saw the same thing in California, and someone told me that they used to do it when they are about to change home or city.
– The same flat, but now, alone. My flatmate has finished her work here (bye bye Paola!), and I need a new mate now. I’m looking for him/her!
– The same sunny weather there was when I left.
 
…But:
– There is something new: a new club! Glasgow is always full of surprises for those who live the night! It is this one. And is very close to my place!
 
I decided to post in English… for sure, with my English, this is not a problem for my Italian readers 😛
Bye!
 
Matteo

Posted September 9, 2006 by mtcerio in Adventures in Glasgow

USA   7 comments

Piccolo sunto degli USA.
 
Cosa mi piace:
– Si vedono poche Volkswagen Golf, ma tanti trucks, pick-up, Corvette e Hummer.
– Tutto è grande (e potente), comprese le porzioni al ristorante.
– C’è un tocco un po’ tamarro in ogni cosa.
– Qui negli Stati Uniti, a differenza che a Glasgow, e pur parlando "inglese", capisco quello che dicono.
– La tv che avevo in albergo in Colorado. Credo che abbia un numero infinito di canali. Ho provato a fare zapping per qualche ora, ma non è bastato fare il giro completo.
– Tutti sono simpatici, ti salutano e ti chiedono come va. Dal cameriere del bar al giardiniere dell’albergo. In aeroporto, basta fermarsi davanti al megaschermo con gli orari dei voli che subito uno dello staff ti chiede se serve aiuto.
– Dall’esperienza avuta finora, mi sembra proprio che tutto sia efficiente e funzioni bene. Ho davvero l’impressione che siano "avanti"… Prendiamo ad esempio l’aereo, che partia in ritardo. Appena ho mostrato che avevo una coincidenza, subito mi hanno sostituito il volo con un altro, diretto. Certo, i bagagli non sono arrivati, ma a mezzogiorno del giorno dopo mi sono stati consegnati all’albergo, con lettera di scuse.
– I pretzel. Sono delle specie di ciambelle intrecciate un po’ dolci e un po’ salate insieme. Assomigliano vagamente ai brezel tirolesi, ma ovviamente sono più grossi.
– In macchina, si può superare a destra.
– In macchina, si può passare col rosso se si svolta a destra.
Nota a riguardo degli ultimi 2 punti: se hai sempre pensato che anche in Italia si potesse fare, beh, devi ripassare il CdS! 😛
 
Che cosa c’è di strano:

– La tazza del gabinetto, che si riempie d’acqua fino quasi all’orlo, con conseguenze varie.
– Credo che il casco sia obbligatorio sulle bici, ma non sulle moto, dato che ho già visto molti centauri sulle Harley senza, ma nessun ciclista sprovvisto.

 
Che cosa non mi piace:
– Certe volte i prezzi esposti sono tasse escluse, per cui prepari i soldi e poi trovi la sorpresa.
– Bisogna lasciare la mancia, perchè i camerieri e altri sono sottopagati (per forza, anche se il servizio fa schifo: casomai lasci la mancia e poi protesti). Perchè non li pagano il giusto, aumentano un po’ i prezzi, e quello che leggo pago?

– Le monete sono in tagli da 5, 10 e 25 centesimi, tutte argento, ma il 10 è più piccolo del 5, e i valori sono scritti solo in parola. Morale: dopo 2 settimane, non avevo ancora imparato a riconoscerle.
– Le banconote (indipendentemente dal valore) sono tutte uguali. Ogni volta devo giocare a cercare le differenze, per capire quale dare al negoziante.
– Sui 3/4 delle riviste in edicola, in copertina c’è Paris Hilton. Non che sia brutta, ma dopo poco stufa.

Posted September 4, 2006 by mtcerio in Uncategorized

California parte 2   Leave a comment

Los Angeles è una città enorme, vicino all’oceano Pacifico. Ma "vicino" in senso americano: il centro, downtown, con i grattacieli, dista una trentina di chilometri. Poi c’è la periferia, gigantesca, con i paesi che sono praticamente parte della città. Santa Monica è uno di questi: si affaccia sull’oceano, ed ha una delle spiagge più famose del mondo. Il paesino è bellissimo: in centro c’è un corso pedonale sempre pieno di gente che passeggia, e di sera si esibiscono gli artisti di strada. E’ un posto alla moda, "in": lo si capisce anche dai negozi: tante firme italiane, così come i ristoranti. Come avevo detto, è molto diverso da Ocean Beach: qui si sente proprio l’atmosfera di posto per gente benestante. Nonostante questo, uscire a mangiare non è assolutamente caro, e l’ostello in cui dormiamo – questa volta davvero bello – costa poco, e questo fa davvero piacere, un incentivo ad andarci e restarci il più possibile! I motel, invece, sono un pochino più cari. Ovviamente carissimi gli alberghi.
Il sole picchia sempre fortissimo, ma non da mai fastidio, a causa della bezza fredda dell’oceano che soffia costantemente. La cosa meravigliosa, comunque, è ovviamente la spiaggia: un centinaio di metri di sabbia finissima, poi una pista ciclabile che la delimita (a doppio senso di circolazione, per biciclette e pattinatori, spesso in costume), poi un prato verdissimo, da cui crescono le palme (altissime), poi la strada pedonale, sempre lungomare, poi case e alberghi eleganti. Ogni tanto, sulla spiaggia, la mitica torretta del coastguard, e una rete per il beach volley. D’altra parte, credo che tutti abbiano visto questa spiaggia: è quella di Baywatch.
Il molo non poteva essere banale: ci hanno costruito bar, ristoranti, montagne russe e perfino una ruota panoramica, tutto sopra all’acqua dell’oceano.
Camminando lungomare, verso sud, per un’oretta – che passa davvero veloce in questo ambiente – si arriva a Venice Beach, altra spiaggia famosa. Qui, le case e gli alberghi sul mare lasciano il posto a tantissime bancarelle di venditori ambulanti e non, che aggiungono un po’ di confusione all’ordine di Santa Monica, ma rendono il lungomare ancora più pieno di vita. Quando poi il prato si allarga un po’, trovano posto campi da tennis, basket, palestre, aree per skateboard, sempre sul mare, al’ombra delle palme. Sia la sera, al tramonto, che durante il giorno, nonostante il sole, c’è tantissima gente che passeggia.
Malibu, invece, si trova più lontano, a nord di Santa Monica. Spiaggia enorme, ma manca lo scenario splendido degli altri due lidi. E’ posto di surfisti, infatti in alcune zone sono davvero in tanti, ed è perfino proibito fare il bagno, se non cadendo da una tavola.
 
Un giorno, giro in macchina. Bel Air (quello del principe) è un quartiere che occupa un’intera collina, vicino a Santa Monica, in cui vi sono bellissime ville, molte delle quali abitate dai personaggi di Hollywood. Un tizio sul bordo della strada vende cartine con le mappe delle case dei vip. Ci caschiamo, e la compriamo. Andiamo alla ricerca della casa di Paris Hilton, Tom Cruise, Madonna, ma tutto quello che riusciamo a vedere sono cancellate chiuse: intravvediamo qualche giardino e ogni tanto una villa (sempre maestosa).
Ci muoviamo verso un altro quartiere bene, sempre reso famoso dalla tv: Beverly Hills. Qui le villette sono meno imponenti, ma comunque sempre curate e molto carine. Rodeo drive è la strada per lo shopping di Beverly Hills, e anche qui non mancano le grandi firme, inseme alle Ferrari parcheggiate.
Melrose Avenue, invece, ha tanti negozi, ma il livello è molto più popolare: abbigliamento sportivo, biciclette, qualche fast food.
Il quartiere di Hollywood è certamente il più turistico. Dopo essere andati a fare la foto di rito ai piedi della collina con la mitica scritta, facciamo la passeggiata della "Walk of fame", in cui ogni piastrella riporta il nome di un divo. In realtà, abbiamo trovato anche i Simpson, Herbie, Winnie the Pooh, che proprio divi non sono, ma si sa, queste cose sono normali in America. La passeggiata termina al Chinese Theatre, sede della notte degli oscar. Sul davanti, le impronte di mani e piedi (con firma) di personaggi famosi, impresse nel cemento. Tutto intorno, tanti, tanti, tanti, negozi di souvenir.
 
Ancora un po’ di relax tra spiaggia e palme, poi bisogna partire. 4 voli, uno di seguito all’altro. Da Los Angeles, via Las Vegas e Denver, a Mlano. Esattamente il percorso inverso, senza però uscire dagli aeroporti. Se solo un volo fa un ritardo, la catena si spezza: spero in bene! Parto alle 18:00 del 2 Settembre e l’arrivo previsto è alle 6:00 del 4, con di mezzo 9 ore di fuso. Non capisco più se è sera o mattina, notte o giorno. Dai finestrini, vedo il sole sorge e tramonta varie volte. Anche questo è divertente, rende il viaggio davvero molto strano. Sull’intercontinentale dicono che servono "una cena", ma per me può essere un pasto qualsiasi.
Sono fortunato, tutti i voli puntuali: a casa, di nuovo. Con il ricordo di posti bellissimi, non poi così inavvicinabili come pensavo. E tanta voglia di tornarci!
 
A presto!
 
Matteo

Posted September 4, 2006 by mtcerio in Uncategorized

California parte 1   Leave a comment

31 Agosto 2006
 
Las Vegas è in mezzo al deserto, ma non te ne accorgi: fa solo molto caldo. Appena imbocchi una highway, dopo pochi minuti ti ritrovi davvero in mezzo al deserto: come nei film, strada dritta per miglia e miglia, tante corsie e trucks, ogni tanto una stazione di benzina con 3 o 4 fast food annessi. Si vede anche qualche grattacielo con hotel e casinò – in fondo, siamo ancora in Nevada, lo stato di Las Vegas. Intorno, solo terra rossa con qualche arbusto, molto secco. Vediamo un laghetto di fianco alla strada: strano, pensiamo. Allontanandosi la strada sale, e indietro si vede tutto il panorama, ma nessun laghetto. Era un miraggio, incredibile! L’illusione che ci fosse acqua era davvero notevole, nessuno di noi se ne era accorto.
Entriamo in California, e passiamo dal Joshua Tree National Park. E’ un parco naturale abbastanza desertico, con i caratteristici alberi del posto e le pietre erose dal vento, che sembrano essere state messe in equilibrio una sopra l’altra da qualcuno (molto grosso e forte). Tramonto nel parco (la temperatura si fa più sopportabile) e poi si riparte.
Abbiamo l’albergo a Palm Springs. E’ una cittadina che gli americani usano per le vacanze invernali. In questa stagione, infatti, la temperatura è mite. Ora, invece, il caldo è insopportabile, ed entrando in qualunque posto l’aria condizionata è fortissima. Anche per questo, siamo riusciti a trovare una camera in un resort spettacolare (con terme e piscina) a un prezzo che sembra regalata.
Il giorno dopo il viaggio prosegue verso il mare, anzi l’oceano. Ocean Beach è uno dei sobborghi della grossa città di S. Diego. E’ decisamente un posto molto popolare, in cui i surfisti di tutto il mondo si ritrovano per praticare il loro sport, anche grazie agli alberghi dai prezzi molto contenuti. In effetti, il fascino delle onde dell’oceano è grande, a dispetto del nome di "Pacifico". In ogni caso, niente bagno: l’acqua è freddissima e anche l’aria, nonostante sia sereno tutto il giorno, non è più quella del deserto. Il paese dà proprio l’impressione di essere "povero": i locali sono molto vecchi, le strade e i luoghi pubblici mal tenuti, tanta gente mendica per strada. Ma anche questo è parte della California.
L’ostello in cui dormiamo è in perfetta sintonia con il tenore del posto, per fortuna ci dobbiamo passare una sola notte. Il mattino dopo partiamo per un giro a S. Diego, che invece è una città in grande stile. L’isola di Coronado, proprio di fronte, ha dal lato dell’oceano una bella spiaggia, in mezzo bellissime villette molto curate, e dal lato della costa consente di ammirare una bellissima vista della skyline della città. I grattacieli si alzano tra le palme! Si risale in macchina.
 
Completamente diversa è l’atmosfera nei dintorni di Los Angeles. Alla prossima!
 
Matteo
 
PS: Allego foto del Joshua Tree National Park e di S. Diego.

Posted September 4, 2006 by mtcerio in Uncategorized

Las Vegas!   Leave a comment

29 Agosto 2006
 
Superate le montagne rocciose, dall’aereo si vede il deserto, poi i canyon, poi ancora deserto. Ci sono tanti letti di fiumi in secca, non ho idea di quanto tempo fa fossero bagnati. Poi si vede un grande lago, con tanti puntini – barche – che lo attraversano. Vicino al lago, ma nel mezzo del deserto, Las Vegas. Si atterra. Appena scesi dall’aereo, 10 metri a piedi nel finger, e poi una marea di slot machines, direttamente nel gate dell’aeroporto. Si, è proprio Las Vegas. Fuori dall’aeroporto fa caldissimo, il capitano aveva detto intorno ai 95°F. L’aeroporto è praticamente attaccato alla "strip", la via principale della città, quella con tutti i maggiori casin, e infatti già dalla pista si vedevano i grattacieli. Non è difficile identificare il nostro hotel, l’Excalubur. Sapevamo che si richiamava al medioevo, ma non mi aspettavo una cosa del genere. Un palazzo con 2 torri di una trentina di piani, con intorno delle torri circolari con il tetto conico, rosso e blu. Altro che medioevo, sembra fatto di lego e colorato coi pastelli. Kitsch è dire poco. Entriamo con le valigie, ed è uno spettacolo: tutto il piano terra è un’enorme casinò. Migliaia di slot machines, con relative luci colorate che proclamano jackpot enormi. Dobbiamo attraversarlo con le valigie, per raggiungere la reception. Tutto ha l’aspetto lussuoso. Nonostante paghiamo veramente poco, abbiamo un ristorante eat-as-much-as-you-can e 3 piscine. Qui a Las Vegas, tutti i maggiori hotel hanno il casinò al piano terra e/o al primo piano, mentre hanno le camere sui restanti 30/50 piani.
La sera ci incamminiamo nella strip. Spettacolo incredibile, impossibile da descrivere. E’ una strada enorme, con tante auto enormi, fuoristrada elaborati, limousine e hummer-limousine. Il marciapiede è strapieno di gente che cammina. Inutile dire la quantità di insegne luminose. C’è un percorso pedonale che, attraversando la strada più volte con dei ponti (per salire sui quali si può usare una scala mobile oppure un ascensore in cristallo), consente di passare davanti a tutti i casinò, ed eventualmente entrarci.
I casinò hanno tutti un tema ben preciso: oltre al nostro, c’è il New York, che è formato da grattacieli del tutto simili a quelli della grande mela, e all’entrata ha una riproduzione (di poco più piccola) della statua della libertà; c’è il Paris, con Tour Eiffel con tanto di ristorante sulla cima; c’è il Montecarlo e il Luxor, che riprende l’antico egitto; c’è il famosissimo Bellagio, che riprende il lago di Como. Davanti ha un piccolo laghetto, in cui ogni 10 minuti c’è uno spettacolo di fontane, luci e musica favoloso. Finito lo spettacolo, gli ugelli si nascondono sottacqua. Entriamo: questa volta, il lusso è davvero sopra ogni limite: pavimenti lucidati a specchio, colonne di marmo con capitelli, soffitti lavorati. Bussando sulle colonne, ci si accorge che il marmo è finto, ma comunque l’effetto sugli occhi rimane notevole. Poi, dopo un lungo corridoio con negozi italiani, il casinò. Il più famoso casinò è sicuramente il Cesars Palace, che riprende le architetture dell’antica Roma. All’esterno, templi, colonne e statue da ogni parte; all’interno, di nuovo lusso sfrenato. Questa volta sono vere anche le colonne di marmo. Del Venetian, invece, imperdibile è il secondo piano: c’è una riproduzione perfetta di Venezia, con tanto di calli con gondole che trasportano i turisti, e negozi e bar sui lati, in perfetto stile. Il tutto al coperto, ma non ci si accorge: il cielo è magnificamente dipinto sul soffitto e illuminato in modo perfetto. A qualunque ora del giorno e della notte, qui, sembra di essere a Venezia nel tardo pomeriggio, all’imbrunire. Fantastico.

In giro vediamo gente di ogni tipo, almeno a giudicare dal modo di vestire. C’è chi gira in sandali e pantaloncini corti, e chi un po’ più formale. Vediamo parecchie coppie in abito da matrimonio: le cappelle per questo tipo di cerimonia abbondano.

Qulache puntata alle slot machines e poi guardiamo i vari giochi ai tavoli. In alcuni, la puntata minima è 5$, in altri 100$, per cui prima di giocarci, è meglio caire bene almeno le regole! Tiriamo le 4 di notte, ma la gente non accenna a diminuire all’interno dei casinò.

Increbile il lusso e lo sfarzo ostentati all’inverosimile, in una gara tra i vari casinò. Dopo poco, si perde anche l’impressione dell’enormità degli edifici, perchè si è circondati. Non si ha un palazzo normale vicino, per fare il paragone. Comunque, esperienza assolutamente indimenticabile.
 
Ora sono a Palm Springs, California, in una town in mezzo al deserto, con le palme, senza una nuvola e 40°.
 
Alla prossima!
 
Matteo

Posted September 4, 2006 by mtcerio in Uncategorized

Keystone   Leave a comment

21 Agosto 2006
 
Keystone è un paesino di montagna a 2800 metri sul livello del mare, ma credo non lo dimostri, agli occhi di un Europeo. Mai ci sogneremmo una grossa autostrada battuta da tir, a questa quota, sulle Alpi. E direi che, da noi, a quella quota, fa freddo anche d’estate. Ho letto di essere così in alto su un cartello, stento ancora a crederci. Ma in fondo, qui in Colorado c’è la più alta cima delle montagne rocciose.
Qui invece è molto caldo (si sta bene in maglietta e pantaloncini corti), e il "paesino" è pieno di grandi alberghi. Niente grattacieli, comunque: tutti hanno un aspetto gradevole, che si integra abbastanza con il paesaggio. Tra sentieri nei boschi e piste ciclabili (da noi sarebbero strade a doppio senso) si sentono anche i profumi dei pini e si vedono scoiattoli.
Ho preso un sandwich in un bar sulla riva del laghetto in centro. Anche il sandwich era super-size, con mia grande gioia. Quelli che danno sugli aerei, invece, credo siano prodotti in Europa, da quanto sono piccoli.
 
Curiosità: quando sono arrivato in albergo, prima cosa carta di credito. Obiezione: ho già pagato l’albergo. Fa nente, la vogliono. Le do la mia carta britannica, ma pare che non funziona. Allora mi dice: "me ne da un’altra?". Si vede che qui avere almeno 3 o 4 carte è normale. Per fortuna ne avevo una seconda (e ultima).
 
Allego qualche foto! Da domani, conferenza: si lavora seriamente!
 
Ciao!
 
Matteo
 
PS: Bagagli arrivati!

Posted September 4, 2006 by mtcerio in Uncategorized